martedì 7 febbraio 2017

LA TOCCANTE LETTERA DI UN TIFOSO NERAZZURRO A SE STESSO


Caro Massimo S.


Sono un ragazzo un po' più grande di te. Ti scrivo questa lunga lettera io che di lunedì come questi ne ho vissuti e digeriti tantissimi, e in qualche modo so di poter comprendere il retrogusto di quel caffè & latte di stamattina, più amaro di tanti altri, più di quando avevo la maledetta verifica di matematica. Mi sentivo molto solo in quei lunedì. Perciò, ora provo a farti capire.


Tutte le partite erano stimolanti quando ero un bambino della tua età, ma Juventus - Inter è stata sempre importante, un modo per non pensare troppo al peso dei compiti durante la settimana e poi tanti miei compagni giocavano sotto il cortile con quella maglia, che a suo tempo aveva 2 stelle sul petto, e almeno non ne cucivano come oggi, cosí a caso, una all'anno. C'era rispetto dell' "Albo d'oro", scritto alla quarta pagina del mio diario di scuola, rigorosamente dell'Inter, anche se non davo molto peso a chi mi diceva che la metà di quegli scudetti potevano anche non essere considerati.

La maggior parte dei miei amichetti, come i tuoi, tifavano Juve, e i loro papà che venivano a riprenderli a scuola spesso mi dicevano "Cambia squadra ora che sei in tempo!". Sì, capitava anche a me. Nonostante non c'ho mai pensato, spesso non capivo. Non capivo perché erano sempre loro i più dotati di presunzione, quelli che mentre comperavo la pizza davanti scuola erano a sghignazzare perché la Gazzetta e Corriere dello Sport sfornavano titoloni a favore, incuranti di ciò che mi faceva avere avere la nausea fino al mercoledì. Del senso del mio dispiacere. Della realtà visibile solo ai miei occhi. Non capivo perché quando guardavo le trasmissioni sportive gli opinionisti riuscivano a lasciarti senza parole, come oggi capita a te. Comprendo che è più dura di stí tempi, con queste "App" e con questi post ad opera di scimmie urlatrici di una causa giusta solo per loro. (E come avverrà sotto questo post).

All'epoca non c'erano TV in HD, Facebook, e nemmeno WhatsApp, ma i replay e la moviola venivano ugualmente ad oggi selezionati ed impacchettati come merendine per gli obesi. Commentati allo stesso modo e solo in un verso. Sempre e comunque. Poi il loro stadio era un altro ma sempre un buco rispetto a San Siro. In difesa avevano un picchiatore bruttino più o meno come Chiellini, si chiamava Montero e mandava gli avversari all'ospedale tirando pugni in area, invece che gomitate. La partita la iniziava e finiva sempre incensurato. Il beniamino del centrocampo era quello che oggi fa l'allenatore del Chelsea, sopravvissuto per prescrizione ad un processo di doping insieme a tanti altri che dominano le maggiori emittenti televisive riconosciute dalla Lega Calcio e Figc, reinseriti nel calcio che conta fino a diventare allenatori, educatori, opinionisti. Costoro in partita non avevano molto bisogno di mandare a quel paese l'arbitro così tante volte, come ti è capitato di vedere ieri con Pjanic ed Higuain, perché si agiva seppur con lo stesso scopo, ma in maniera diversa. Con meno sfacciataggine forse. Ma oggi come ieri è tutto alla luce del sole, e l'opinione manipolata scambia la verità con "scuse per non ammettere di essere scarsi", sottoforma di imbarazzanti hastag e slogan da film horror.

Ah ti dicevo, l'arbitro! L'arbitro era un tale "Ceccarini". Beh, ne hanno scritte tante di lui, magari dopo i compiti fatti un giro su YouTube e fai caso alle decisioni che prevedeva, per l'una e per l'altra parte. Noterai da solo che di certo anche qualche tempo fa la testata di Bonucci che protesta contro l'arbitro sarebbe ugualmente passata come un atto lecito e dovuto, un po' come se un tuo amichetto dopo essere stato richiamato picchia il preside uscendone impunito. Che motivo c'è di punirlo se è esso stesso il sistema? Gigi Simoni era il nostro allenatore, un uomo semplice e tranquillo (somiglia a Pioli), che entrava in campo furioso per una delle ingiustizie più grandi della storia del calcio, e veniva allontanato e squalificato come faranno stavolta a Icardi, Pioli, Perisic e non so poi chi altro per aver... non so, inventatene una, tanto qui funziona così. Nel post gara, davanti le telecamere gli avversari in casacca bianconera come vermi ritenevano con le solite frasi di circostanza giusta e corretta ogni decisione, mentre nel frattempo un loro dirigente, ormai famoso al mondo al pari di Trumph, regalava Rolex all'arbitro come premio di prestazione. A nostra insaputa. Mentre TV e tifosi portano la verità alla deriva. Ti ritrovi in qualcosa?

E poi quelle partite, come oggi, erano comunque un circo di invenzioni. Ad esempio, esclusivamente per quella partita, l'ostruzione in area non è rigore. Ma solo per una squadra. Un pó come se a pochi minuti dalla fine Handa entra in area ed è fallo per loro se due di loro si scontrano. Magari espelli pure Perisic per timide proteste verbali, senza testata all'arbitro, ci mancherebbe. Fantascienza penserebbe qualcuno.

Ora non ricordo bene chi si caricava di stendere i tappeti rossi come oggi fanno Atalanta, Sassuolo, Chievo, Samp ecc. che con Higuain in area giocano a "Un due tre stella". (A proposito, il fenomeno ieri quante palle ha toccato con due normali difensori addosso?). Il presidente si chiamava sempre Agnelli, aveva i capelli bianchi poco più simpatico di questo ma ugualmente potente nel calcio, nella politica e nei media.

Ho combattuto contro il vizio di tanti interisti di non ribellarsi quasi mai alle frasi di certe zucche vuote, e son cresciuto nel tempo con la consapevolezza che avrei potuto scriverti questa lettera dopo vent'anni. Perché in Europa le cose funzionano diversamente e non c'è storia. La vincono solo solo se si sporcano le mani di sangue e di vergogna. E se non la spazza Evra, lì non c'è Rizzoli a fermare il gioco. Perché ci sono stati dei processi in tribunale (sí, come quelli che capita di avere a chi uccide) che per poco tempo hanno rimesso le cose al loro posto, ridando lunedì più belli a tutto il calcio italiano. Per poco tempo, ma è successo. E risuccederà. Te lo auguro. Te lo meriti.

Perciò io ti imploro, "Ziga". Non mollare! Non mollare! E non sentirti solo! So che non lo farai perché l'Inter ti entra dentro al cuore e da lì non esce più.

Porta a scuola e ovunque quella sciarpa con orgoglio, perché il fatto di non essere come loro per te è una grande vittoria, per la vita. E quando un giorno sarai ancora più grande anche tu scriverai, di nuovo come oggi, una lettera a te stesso, con certamente qualche trofeo in più, e con un lurido avversario da affrontare nel calcio e nella vita di tutti i giorni nonostante nuove indagini, nuovi processi, nuove retrocessioni. Nuovi trofei vinti a tavolino di cui andare più fiero di altri. Perché non sei come loro e inevitabilmente li odierai, TV, giornali, presidenti e tifosi.

Perché questa storia che si ripete sempre racconta di quanto siamo forti noi che vinciamo solo sudando e crediamo in qualcosa di vero e di onesto. Lo so, insegnerai questo ai tuoi figli, come farò io per renderli uomini, non marionette! Vivi i tuoi colori con passione perché non c'è stadio più bello di San Siro, di sentirti "a casa" quando ti trovi a parlare sul treno con un interista che non conosci, e come diceva Giacinto "non c'è trofeo più grande dell'onestà."




Con affetto 

-ZIGA.

(M. S. )

2 commenti:

  1. Ciao fratello nerazzurro. La tua lettera contiene parole e concetti veri al cento per cento. Anch'io ho provato sulla mia pelle tutto ciò che hai provato tu, anch'io ricordo Montéro...e altri ancora(Juliano, per esempio, ma la lista non termina certo qui).La storia nefasta è molto più antica. Fui presa in giro da piccola per un 9 ad 1 da juventini che si pavoneggiavano di questo risultato, senza sapere, forse, che(aprile 1961) il fatto accadde perché l'Inter mise in campo i ragazzini(Sandro Mazzola segnò il gol della bandiera).Si trattava della ripetizione di una partita(invasione di campo al Comunale di Torino, quindi partita sospesa).Il Presidente, allora il leggendario Angelo Moratti, e l'immenso allenatore Helenio Herrena protestarono così perché si sarebbe dovuto dare il 2 a 0 "a tavolino" all'Inter, ma poi una Commissione arguta, di cui, guarda caso, faceva parte Umberto Agnelli, decisero che l'incontro doveva essere ripetuto. Indovina un po' in quell'anno a chi andò lo scudetto?Io ero in fasce, ma l'ho letto da fonte attendibile.Ciao, fratello nerazzurro. AMALA..

    RispondiElimina
  2. Lettera che fa riflettere davvero tanto, complimenti!

    RispondiElimina